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Cosa significa allevamento etico

cristinaborella
11 ago
Tempo di lettura: 3 min

Quando penso all’allevamento etico non mi vengono in mente per prima cosa i pedigree, le esposizioni o la selezione. Mi viene in mente un gatto. Mi viene in mente il suo sguardo, il modo in cui si muove nella casa, la fiducia con cui si avvicina a una persona e quella particolare espressione che hanno i gatti quando sembrano sapere molto più di quanto immaginiamo. È da lì che, per me, dovrebbe cominciare tutto.

Allevare significa prima di tutto prendersi una responsabilità. Ogni volta che nasce un cucciolo, qualcuno ha scelto di farlo nascere e quella scelta porta con sé un impegno che durerà per tutta la sua vita. Per questo mi sono data cinque regole che dovrebbero,

secondo me, accompagnare ogni allevatore che decide di intraprendere questo cammino.

La prima è la salute. La bellezza è importante, soprattutto quando si cerca di preservare le caratteristiche di una razza, ma non può mai essere più importante della salute. Un mantello meraviglioso, degli occhi perfetti o una particolare struttura fisica non hanno alcun valore se dietro quella bellezza non c'è un gatto sano e in grado di vivere bene. Conoscere la genetica, effettuare i controlli necessari, scegliere con attenzione gli accoppiamenti significa cercare di dare ai cuccioli il miglior punto di partenza possibile. Significa anche avere il coraggio di rinunciare quando una scelta non sarebbe giusta. Perché allevare non significa ottenere a tutti i costi ciò che desideriamo, ma sapere anche quando fermarsi.

Poi c'è il carattere, che spesso viene dimenticato quando si parla di selezione. Un pedigree racconta una genealogia, ma non racconta chi sia veramente un gatto. Non dice se è curioso, se ama stare vicino alle persone, se è tranquillo, se è sicuro di sé o se ha bisogno di più tempo per fidarsi. Eppure sono proprio queste caratteristiche che accompagneranno quel gatto per tutta la vita. Per questo credo che selezionare significhi guardare oltre l'aspetto. Significa cercare di preservare la bellezza della razza senza dimenticare l'anima di chi quella razza la rappresenta.

Un cucciolo, poi, non deve soltanto crescere. Deve imparare a vivere. Deve conoscere la casa, i rumori, le persone, le carezze, il gioco, le piccole novità della quotidianità. Deve poter esplorare e fare esperienze senza essere costretto, imparando lentamente che il mondo può essere un luogo sicuro. È questo che intendiamo quando parliamo di socializzazione, ma per me è qualcosa di più di una parola. È accompagnare un piccolo essere vivente nei suoi primi passi verso la vita che lo aspetta.

C'è poi una regola che forse è la più difficile da rispettare: sapere quando fermarsi. Un gatto non appartiene all'allevamento per sempre. Può arrivare il momento in cui non sarà più adatto alla riproduzione, oppure semplicemente il momento in cui è giusto lasciargli vivere una vita diversa, tranquilla, senza più essere coinvolto nelle scelte dell'allevatore. Ed è proprio allora che si comprende quanto sia autentico il rapporto che abbiamo costruito con lui. Se lo abbiamo amato soltanto perché poteva darci qualcosa, sarà difficile lasciarlo andare. Se invece lo abbiamo amato per quello che è, sapremo mettere il suo benessere davanti ai nostri progetti.

Infine c'è la responsabilità verso il futuro. Quando un cucciolo lascia l'allevamento, il nostro compito non dovrebbe finire davanti alla porta di casa. In quel momento comincia per lui una nuova vita e noi abbiamo il dovere di aver scelto con attenzione la famiglia che lo accoglierà. Non cerchiamo semplicemente qualcuno che desideri un cucciolo. Cerchiamo qualcuno che possa diventare la sua famiglia. E anche dopo, quando il piccolo sarà cresciuto e avrà ormai una casa tutta sua, sapere che possiamo esserci ancora, per una domanda, un consiglio o semplicemente per condividere una gioia, è parte di quella responsabilità.

Forse è proprio questo che significa per me allevare in modo etico. Non significa soltanto seguire delle regole scritte, fare controlli o scegliere con attenzione gli accoppiamenti. Significa portare quella responsabilità dentro ogni gesto, anche quelli che nessuno vede. Significa guardare un gatto e ricordarsi che prima di essere un esemplare di una razza, prima di avere un pedigree e prima ancora di essere un possibile futuro riproduttore, è semplicemente un gatto.

E quando arriva il momento di scegliere, credo che la domanda più importante non dovrebbe essere quanto possiamo ottenere da lui, ma quanto possiamo fare per lui.

Perché alla fine dell'allevamento non rimangono soltanto i cuccioli, i pedigree o i risultati della selezione. Rimangono le vite che abbiamo contribuito a far nascere.

Ed è a loro che dobbiamo la nostra responsabilità più grande.




 
 
 

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